La psicoanalisi è la cura che ci si attende da un analista. (J.Lacan)
letture non perdere
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Assolutamente da non perdere ......
E' uscito il libro LO SPAZIO VELATO. FEMMINILE E DISCORSO PSICOANALITICO a cura di Laura Felici Montani.
Il libro, nato dallo "Spazio Rosenthal", uno spazio curato da Laura Montani sulla rivista di psicoanalisi Frenis Zero, propone contributi di riflessione psicoanalitica sul femminile.
Il libro, dopo la prefazione di Laura Montani, si divide in cinque sezioni. La sezione LA TRASMISSIONE DEL FEMMINILE comprende i contributi di Anne Loncan, di Simona Marino, di Adele Nunziante Cesaro e di Giuseppe Stanziano, e di Anna Zurolo.
La sezione IL DESIDERIO FEMMINILE NEL DISCORSO PSICOANALITICO annovera due testi di Laura Montani
. La sezione MATERNITA' E FEMMINILE comprende i testi di Julia Kristeva, Barbara Massimilla, Santa Parrello, e Massimiliano Sommantico.
La sezione CINEMA E FEMMINILE raccoglie un contributo di Laura Montani ed un'intervista di Barbara Massimilla a Francesca Comencini.
Infine, la sezione TRAUMI SOCIALI E FEMMINILE raccoglie due testi di Ambra Cusin e di Lidia Tarantini.
Un breve video di presentazione è su www.youtube.com/watch?v=n0hP419M5pk
Per info: http://web.tiscali.it/hermann1889/frenisEdizioni.htm
i paradossi dl desiderio
seminari clinici
ICLeS Istituto per la Clinica dei Legami Sociali di Napoli
in collaborazione con FPL - Forum Psicoanalitico Lacaniano EPFCL - Scuola di Psicoanalisi dei Forum del Campo Lacaniano
Tema dell’Anno Accademico 2012-13
“I concetti fondamentali della psicoanalisi.”
Sabato 23 marzo ’13 h. 10.00 - 13.30 15.00 - 18.00
Associazione Lacaniana di Napoli
Seminario di
Fulvio Marone
James Joyce, nominazione reale, immaginaria e simbolica
Sede dell’incontro: Sala Hde - p.zza Nilo 7 - Napoli
Domenica 24 marzo ’13 h. 9.30 - 13.30 14.30 - 18.30
h. 9.30 – 13.30 Gemma Zontini: Controtransfert
h. 14.30 – 18.30 Franco Scalzone: L’inconscio
Per informazioni : Sede ICLeS - via Trinità degli Spagnoli, 41 - Napoli. Segreteria organizzativa: 3206115661 - 3336375878 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
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poesia
Un evento speciale a Terni partecipate numerosi tre giornate intense di sola Poesia Freud ha detto che ci sono cose in cielo e in terra che solo i poeti conoscono il Poeta ha la visione , la porta aperta sull' inconscio ,
l' analisi porta alla luce la Poesia ..crea legami sociali
riscopre la singolarità del singolo ...
maiuccia
di Andreina Cresta psicologa ,scrittrice , giudice onario , laureata in lettere e filosofia Da sempre al paese tutti l’avevano chiamata Mariuccia per cui molte persone come me non ne conoscevano il vero nome e soprattutto il cognome, perciò quando vidi affisso in piazza il manifesto funebre che annunciava la morte della signora “Maria Lissa” non pensai fosse lei, Mariuccia, che se ne era andata in sordina, senza clamore, senza cerimonia funebre, senza benedizione, morta e sepolta a distanza di un giorno. Passarono due o tre mesi prima che mi rendessi conto che non la incontravo più fra la ristretta cerchia di mura ottocentesche del nostro villaggio ventoso dove i vicoli scendono circolarmente dall’alto della collina verso le strade al fondo valle. Mi chiedevo se fosse malata, poi finalmente domandai notizie ad una sua vicina e seppi che in un mattino di Novembre, proprio lei Elvira, l’aveva trovata nella sua casa stesa a terra senza vita dopo che, avendo bussato invano alla sua porta non aveva ricevuto risposta, così si era decisa ad aprirla con la chiave di riserva. Come mai pensai le persone della sua famiglia non ne hanno onorato la memoria? In vita era stata una persona curiosa, forse anche un po’ invadente, oggetto di “cattiva fama”: una che andava a letto con tutti, non importava se vecchi o giovani sposati o liberi. Mariuccia era consapevole di essere una “paria” fuori dalla società cosiddetta “per bene” una che non contava per nessuno, neanche per suo figlio che non le aveva fatto aggiustare il tetto della vecchia casa che faceva acqua da tutte le parti. I miei stessi parenti, quando io ero ragazza l’avevano evitata, senza darmi spiegazioni come era stata consuetudine di tutti i cosiddetti “benpensanti” del paese; ma io a volte quando la incontravo alla fontana le sorridevo. Ora poi che era vecchia pensai che era ormai troppo sola, così provavo pena per lei. Un giorno seppi che era svenuta al cimitero di fronte alla tomba di suo padre e l’avevano portata d’urgenza in ospedale. “Calo improvviso di zuccheri” era stata la diagnosi. Ma al paese tutti sapevano cose “indicibili” e antiche circa il padre di Mariuccia.
Ricordo un’estate della mia adolescenza tantissimi anni fa, quando la gente al paese portava le sedie fuori l’uscio nei vicoli e chiacchierava fino a tarda notte; io dalla finestra della mia camera udivo mio malgrado le conversazioni ad alta voce che mi disturbavano mentre studiavo “sulle sudate carte”, ma quella volta fu come se un velo terribile si fosse squarciato in parte su una verità che nessuno aveva il coraggio di dire. Ed a dirla fu proprio il padre di Mariuccia in preda ai fumi dell’alcool. La conversazione verteva niente meno che sulla Bibbia e su come le popolazioni primitive si fossero riprodotte. Il padre di Mariuccia sosteneva con foga che era normale che i padri si fossero accoppiati con le figlie per la salvaguardia della specie! Perciò questo fatto non costituiva peccato! Raggelai e seppi. Quindi era per questo motivo che Mariuccia era cresciuta fin da bambina con un padre “orco” che aveva abusato di lei. E sua madre e suo fratello? Che cosa avevano fatto per lei? E la gente del paese? Apparentemente nessuno sapeva nulla, ma in realtà tutti sapevano, per questo la bimba indifesa si era trasformata da adulta in una donna senza amore e senza dignità: proprio per questo incontrandola alla fontana le sorridevo, un sorriso triste il mio! Passarono gli anni da allora; andai lontana dal paese ad insegnare al Nord nelle città nebbiose e non pensai più a Mariuccia che non era stata che una mia “sfortunata vicina”. Sono ritornata dopo molto tempo ed esperienza alla mia antica casa al paese nel vicolo ventoso quassù in cima alla collina. Ho rivisto Mariuccia, ormai invecchiata piegata dagli anni e dagli acciacchi. Un giorno lei mi ha invitato nella sua vecchia casa a prendere un tè ed io sono andata. Le stanze con le pareti grigie si aprivano su un giardino angusto, ma pieno di vasi fioriti. Mi mostrò un album fotografico dove c’era sua madre, una donna alta robusta e “selvaggia”; aveva fatto la comparsa in un vecchio film neorealista e Mariuccia me lo mostrò in DVD. Sembrava contenta di presentarmi sua madre come “attrice” non protagonista di un film diverso da quello della sua vita.
Quel film rappresentava il luogo dove “sognare e perdonare”, un luogo dove lei poteva essere la figlia di una madre sana che veglia sulla sua bambina. Ma per Mariuccia era accaduta un’altra storia, ormai incancellabile. A volte negli anni della mia infanzia quando lei non era che una giovinetta la sentivo cantare mentre lavava i panni fuori in quello stesso giardino coi vasi fioriti; cantava a squarciagola un brano d’opera tratto dalla Tosca di Puccini: “Svanì per sempre il sogno mio d’amore… l’ora è fuggita e muoio disperata…e muoio disperata!...”Era stata sposata ad un uomo che non l’aveva amata, che forse non conosceva il suo “terribile segreto”, ma lei non aveva saputo ribellarsi al suo destino. Molto tempo fa i padri minacciavano le figlie disubbidienti con il fucile, così accadeva che le ragazze non riuscivano a svincolarsi dalla loro famiglia d’origine. Mariuccia aveva avuto come amica una vicina di casa di nome Laura che le aveva suggerito di fare come lei per uscire la sera di nascosto dal padre. Laura quando andava a ballare e rientrava tardi metteva una bambola dentro il suo letto con un cuscino che assumesse la forma di un corpo sotto le coperte, così quando il padre-padrone tornava dall’osteria sul tardi la notte, scrutando al buio dentro la sua camera da letto avrebbe notato una figura dormiente. Laura le suggeriva di aguzzare l’ingegno, ma Mariuccia non era libera dentro il suo cuore e dopo la separazione dal marito non aveva avuto la forza di andare via a lavorare per mantenere suo figlio. Era rimasta là nella sua “grigia prigione” tutta la vita, assistendo i suoi genitori fino alla loro morte in una morsa di ferro indistruttibile. Ora che è morta nessuno ha parlato di lei, del suo terribile segreto, non ci sono state orazioni funebri, non la cerimonia in chiesa, è andata via, insalutata ospite di questo ingiusto mondo. Chissà forse solo ora la sua anima è davvero libera per sempre!
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